OFFICINA di PAOLO FERRUCCI

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Blogger: PaoloFerrucci
Nome: Paolo Ferrucci
Un manager che si è dimenticato di esserlo, che ama la letteratura ed è diventato scrittore. Dopo i mistery Omicidi particolari (Piemme 2000) e Lune nere (Aliberti 2005), è del 2007 il romanzo Mistero Etrusco (Sylvestre Bonnard).
Il prossimo libro è in lavorazione.
contatti: p.ferrucci[at]gmail.com



MISTERO ETRUSCO
«Quando le persone cominciavano a incarnare dei rebus diventavano odiose, anche se morte.» Questo pensa cinicamente l'ispettore capo Gentilini: cosa può aver spinto Carletto Massi, restauratore, tra le braccia di un feroce assassino? Nella ricca e pettinata campagna alle porte di Firenze tutti sospettano, forse qualcuno ha visto, certo qualcuno sa.

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sabato, 30 dicembre 2006
Postille a "Morte di un alchimista". 1

Devo dire che la pubblicazione di romanzi a puntate mi ha sempre affascinato.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, sul Corriere dei Piccoli – che mia madre raccoglieva e rilegava in annate per i miei fratelli maggiori – i romanzi a puntate erano di casa. Una tradizione antica che ormai si è persa, e con essa tutto un modo di sentire e di vivere la cultura popolare e il desiderio di avventura.
Così, ho deciso di rinnovarla riproponendo, in una versione adattata, Omicidi particolari, pubblicato dalle Edizioni Piemme nel 2000 e ora fuori catalogo.
 Tod eines Alchimisten
Il nuovo titolo, Morte di un alchimista, deriva dall’edizione tedesca: Tod eines Alchimisten, e in effetti è molto più consono al suo tema, perché rispecchia in maniera appropriata la vicenda che si narra: l’indagine su un omicidio condotta attraverso la scoperta di antichi documenti misterici su oscuri esperimenti di alchimia.
La versione originale del romanzo era molto ricca di personaggi, situazioni e ambientazioni, creati per offrire un vero e proprio affresco. Rileggendolo oggi, non nascondo che tutti questi elementi paiono un po’ sovrabbondanti, e penso che abbiano tolto agilità allo svolgersi della trama, forse soffocando il romanzo nel suo complesso.
Quindi, visto che lo giudico ancora avvincente e originale, ho colto quest’occasione per adattarlo e rinnovarlo.
 
Adattarlo alla pubblicazione a puntate significa togliere tutto il superfluo. Cioè: sfrondare, compattare (e migliorare) il susseguirsi delle vicende in modo da restare vicini al nocciolo del racconto, tralasciando ciò che non è funzionale allo svilupparsi dell’intreccio. Poi, “ripulire” la lingua, togliendo aggettivi e limando periodi troppo elaborati, e ristrutturare i passi in cui si descrivono procedimenti alchemici troppo dettagliati.
Così, secondo me, la storia dovrebbe guadagnare in leggibilità e godibilità. Quindi, anche in interesse.
 
È un modo di soddisfare la mia voglia di romanzi a puntate e, a un tempo, di rinverdire i fasti del mio primo mistery novel.
In attesa che, ad aprile, arrivi in libreria il prossimo: un “giallo” ambientato a Firenze, incentrato su un mistero estrusco.
 

Scritto da: PaoloFerrucci | permalink | commenti (29)
postille, romanzo

venerdì, 29 dicembre 2006
Morte di un alchimista - 5° puntata

Adattamento di Omicidi Particolari, Edizioni Piemme 2000:
http://www.carmillaonline.com/archives/2006/02/001690.html
 
(qui tutte le puntate)
 hari seldon
In Procura
  
“La salma indossa unicamente una giacca da camera in seta color vinaccia. Trattasi di cadavere di sesso maschile, identificato, la cui età apparente è inferiore a quella reale, di anni trentasette. La lunghezza della salma è di 179 cm. Piedi misura 42. Capigliatura folta, di colore fulvo, volto rasato. Costituzione scheletrica regolare; cute e masse muscolari nella norma, tessuti adiposi sottocutanei poco consistenti. Macchie ipostatiche violacee...”
 
Nel suo ufficio alla Procura, scarsamente arieggiato da una finestra troppo piccola per poter fronteggiare la calura quasi estiva, il dottor Pierleoni scorreva accigliato il referto dell’autopsia eseguita sulla salma del professor De Bellis. Le conclusioni dall’anatomo-patologo, il dottor Paolo Bisi, confermavano quanto emerso dai primi rilievi. L’unica ferita presente era quella che ne aveva causata la morte: una profonda spaccatura dell’osso parietale sinistro del cranio, prodotta quasi in corrispondenza della sutura fronto-parietale. Il colpo era stato inferto con un oggetto pesante e abbastanza tagliente, come una grossa sbarra di ferro o una pietra acuminata.
L’arma del delitto era stata individuata in una piccola scultura di marmo alta una ventina di centimetri, riproducente una figura apparentemente asessuata, della quale risultava mancante la testa. Un soprammobile che doveva appartenere alla vittima, simile a tanti altri presenti nella casa. Dato il peso dell’oggetto, non si potevano far supposizioni precise sulla forza fisica dell’assassino. Gli esami tossicologici risultavano negativi e l’esito di quelli chimici sul contenuto dello stomaco non era ancora noto.
Classe millenovecentosessanta, Pierleoni era un uomo del sud alto e asciutto, dalla mascella squadrata, i baffi leggermente spioventi e i capelli corvini. Le sopracciglia marcate sovrastavano i freddi occhi cerulei, che spiccavano dietro gli occhiali dalla montatura in metallo.
Quando Mazza entrò, lo accolse con una vigorosa stretta di mano. «Cinzia le manda i suoi saluti,» gli disse con un largo sorriso.
«Ricambio di cuore,» replicò Mazza, sforzandosi d’apparire spontaneo. «Sono secoli che non la vedo.» La moglie di Pierleoni, Cinzia Fabris, era stata sua compagna di corso all’Università di Bologna. S’erano frequentati anche dopo la laurea, fino a quando lei aveva cominciato a insegnare al liceo classico, poi s’erano persi di vista, ciascuno coinvolto nel proprio matrimonio.
Pierleoni Si girò per prendere alcune cartelle, stagliando il suo profilo greco sullo sfondo illuminato della finestra, poi accennò un sorriso d’incoraggiamento.
 «Dunque,» attaccò Mazza, cercando di darsi un contegno, «sono lusingato per questa convocazione. Spero di poter essere utile…»
«Mi dica qualcosa sul professor De Bellis.» Dal tono robusto della voce di Pierleoni traspariva un lieve accento calabro.
«Purtroppo, non so dire molto. Ci incrociavamo ogni tanto, ma niente di più. Credo non frequentasse quasi nessuno fra le persone che vivono lì attorno…»
«Pare che sia così. Abbiamo avviato una serie d’interrogatori, ed è stato necessario un sopralluogo alla comunità di Montevigliano, nonostante la ritrosia di Guiducci. Sa, per i due ragazzi fuggiti domenica con un’auto rubata.»
«Rubata a Rivello, a quanto ho capito.»
«Sì, esattamente. Quindi, ci troviamo di fronte a due fatti: uno, quella notte i due fuggiaschi si sono aggirati lì intorno; due, probabilmente De Bellis è stato ucciso per un tentativo di rapina. C’erano segni di colluttazione, e qualcuno ha frugato in casa.»
«Mi hanno detto che l’arma del delitto...»
«È un soprammobile in marmo appartenente alla vittima. Se n’è anche staccato un pezzo. Ha letto i giornali stamattina?»
«Quelli non ancora, a dir la verità. Li ho letti ieri.»
Pierleoni esitò un attimo, poi si alzò. «Già che ci siamo, glielo mostro. Lo mando a prendere.»
Dopo qualche minuto, un agente consegnò il reperto. Il magistrato lo tolse dalla busta catalogata e lo poggiò sulla scrivania.
Mazza esaminò il soprammobile da vicino, senza toccarlo: era una figura senza testa in marmo rosato, vestita d’una corta tunica. Il piedistallo a base quadrata portava incisa una scritta: Rebis.
«Il pezzo che s’è staccato è la testa, come vede» disse Pierleoni indicandone il collo mozzato. «Riteniamo si sia spezzata quando è stato inferto il colpo. Infatti, ce n’erano frammenti vicino al corpo. E, visto che sulla statuetta non risultano impronte diverse da quelle della vittima, riteniamo che l’assassino l’abbia impugnata proprio per la testa.»
«Per quanto ne so, di teste dovrebbe averne due.»
«Dice?»
«Sì, di norma il Rebis viene raffigurato con due teste, una di uomo e una di donna. Rappresenta l’unione dei principi maschile e femminile.»
«Curioso.»
«Infatti. Allora mancherebbe il pezzo più importante, su cui dovrebbero esserci le impronte.»
«Già, molto probabile. Purtroppo non è stato ancora trovato.» Pierleoni prese una cartella da una delle pile disposte in ordine sulla scrivania e l’aprì. «Ma veniamo alla nostra questione. Non l’ho ancora interrogata perché so che lei è rientrato da un viaggio solo la sera di lunedì, quindi non avrebbe potuto rendere alcuna testimonianza utile. Poi, però, mi son reso conto che avrei dovuto chiamarla comunque, per certi aspetti oscuri.»
«Mi ha parlato di documenti...»
«Sì. Sembra che questo De Bellis avesse vasti interessi, e sono emerse alcune cose insolite. Nello studio c’è una biblioteca cospicua, migliaia di volumi, tutti catalogati con etichette corrispondenti a uno schedario. Il primo mistero viene da quel che abbiamo trovato in un cassetto della scrivania. Sono fogli formato A3, manoscritti dallo stesso De Bellis, come ha appena confermato la perizia grafologica. Riportano disegni che sembrano raffigurare immagini astronomiche, e anche testi scritti in un alfabeto sconosciuto.»
Mazza si sentì circondare da una rete invisibile. «Intende dire crittografie?»
«Sì, esattamente. In ogni foglio è riprodotta una costellazione nella sua forma astronomica, diciamo, con cifre e denominazioni, forse le coordinate celesti e i nomi delle stelle che la compongono. Accanto è disegnata la sua raffigurazione di fantasia, in forma antropomorfa o zoomorfa, e fin qui sembra tutto chiaro. Sotto, però, è riportato un testo incomprensibile, scritto con simboletti geometrici. L’ho chiamata perché è necessario decifrarne il contenuto, per vedere se può fornire qualche indicazione ai fini dell’inchiesta.»
Per un istante, Mazza credette d’intravedere una via di fuga. «Capisco,» disse con aria falsamente contrita, «ma purtroppo non sono iscritto in nessun albo peritale, quindi...»
«Oh, non è un problema,» fece Pierleoni rassicurante, fraintendendo la sua ritrosia. «Non siamo tenuti a scegliere i periti da appositi albi, possiamo farci assistere anche da persone non iscritte, se hanno una particolare competenza in materia.»
«Ah.» Mazza esibì una smorfia che voleva essere un sorriso. «Allora vediamo queste crittografie, così potrò farmi un’idea.»
«Potrà esaminarle oggi stesso, se non ha impegni. Ho lasciato tutti i documenti dov’erano, tranne quelli prelevati per la perizia grafologica, che le posso sottoporre anche subito.» Pierleoni alzò un dito: «Ma i misteri non sono finiti. Nello scantinato abbiamo trovato una vecchia cassaforte, chiusa. Abbiamo dovuto forzarla, e dentro c’era una cassetta di legno con delle carte che hanno l’aria d’essere molto antiche. Sarebbero due libri a stampa, pare di epoche diverse, e dei manoscritti».
«Capperi. E di che epoca sono?»
«Dunque, i manoscritti non lo sappiamo, e per questo servirà la sua consulenza, mentre i volumi risalgono uno al Cinquecento, e l’altro al Seicento. Ogni documento è catalogato con lo stesso criterio usato per la biblioteca, un’etichetta che riporta una sigla seguita da un numero. Questi codici, AM-1, AM-2 eccetera, risultano tutti inseriti nello schedario, e sono anche elencati sotto il coperchio della cassetta. Confrontando i documenti con quell’elenco, risulta che dalla scatola non manca niente.»
«Bene.»
«Esiste però una seconda scatola.»
«Ah.» Il disagio di Mazza cominciò a crescere. Quel maledetto stava centellinando le informazioni, e non si capiva dove sarebbe potuto arrivare. La sensazione di trovarsi in trappola si fece più chiara e sgradevole.
«Qui abbiamo notato l’anomalia. La cassetta è più piccola della prima ed è stata trovata fuori della cassaforte, su uno scaffale. Sotto il coperchio è riportato un elenco di documenti, analogamente alla prima. Se ricordo bene, sono cinque, contrassegnati dalla sigla PR: PR-1, PR-2 e così via. Nella scatola, però, oltre a un vecchio manoscritto, c’era solo uno di questi documenti, siglato PR-1. È un fascicolo dattiloscritto che sembra trattare argomenti non chiarissimi. Le altre carte che avrebbero dovuto essere lì dentro, invece, non si sono trovate.»
«Che le avesse date a qualcuno?»
«Lo ritengo improbabile. Nell’archivio c’è un promemoria che registra tutti i testi dati in prestito, con la data della loro uscita e della restituzione. I documenti mancanti, pur risultando censiti nello schedario, non risultano esser mai stati prestati.»
«Potrebbe averli prestati senza annotarli nel promemoria,» osservò Mazza, pensoso. «Il fatto che conservasse in cassaforte una cassetta e non l’altra...»
«...potrebbe far pensare che i fascicoli contenuti nella seconda non avevano un valore tale da giustificarne la chiusura in sicurezza,» ammise Pierleoni, «ma questo non spiega il fatto che De Bellis abbia omesso di annotare proprio il prestito di quei documenti, mentre lo faceva puntigliosamente con tutti gli altri libri.»
«Forse erano talmente importanti da indurre De Bellis a nasconderli in un luogo ancor più recondito...»
«No, io credo che fossero talmente importanti da indurre qualcuno a sottrarli. È su questo che va fatta chiarezza, quindi è necessaria una verifica generale sulla documentazione.» Pierleoni si aprì in un sorriso disarmante. «Per questo mi sono rivolto a lei.»
Mazza si mosse a disagio sulla sedia. La prospettiva di trovarsi fra le mani quei manoscritti non poteva che allettarlo, ma continuava a sentirsi inquieto, sospeso in una bolla d’abulia che gli spegneva qualunque entusiamo.
«Lei dovrà solo esprimersi su ciò che è di sua competenza. Come vedrà, in casa di De Bellis ci sono molti quadri e raffigurazioni simboliche, anche ispirate a temi mitologici. E sul tetto c’è un piccolo telescopio, che sembra confermare la passione di De Bellis per le stelle. Che ne dice?»
«Interessante…»
«Bene. Allora chiamo il maresciallo Vinci alla stazione di Bordiano,» concluse soddisfatto il magistrato. «Lui l’accompagnerà per i necessari rilievi.» Diede un’occhiata all’orologio. «Se le va bene nel pomeriggio, intorno alle quindici...»
La schiena di Mazza fu percorsa da un brivido: qui lo si stava coinvolgendo nella storia di un morto ammazzato. Pensò subito di formulare un’obiezione garbata, ma ferma. Se necessario, avrebbe esibito il certificato medico che lo dichiarava inabile per almeno altri trenta giorni. «Dunque, oggi alle quindici...» articolò, «però vede, dottore...»
Pierleoni, già in linea col maresciallo Vinci, stava dettando disposizioni: «D’accordo, lei può attenderlo lì. La ringrazio, maresciallo. Appena sarò riuscito a liberarmi, vedrò di raggiungervi. A risentirci». Posato il ricevitore, tornò a inquadrarlo pimpante: «Il maresciallo sarà lì alle quindici. Già che ci siamo, potrei mostrarle quegli strani fogli che ho mandato alla perizia grafologica…».
«Be’, insomma…» fu tutto ciò che riuscì a dire, mentre qualcosa gli si arrotolava dentro il petto.
(5 – continua)
 
© 2000 Paolo Ferrucci / Grandi & Associati Srl - Milano
(Foto di Hari Seldon/Flickr.com – 15 mag. 2005)

Scritto da: PaoloFerrucci | permalink | commenti (4)
romanzo, morte di un alchimista

mercoledì, 27 dicembre 2006
Il gioco del libro vicino

booksSono stato gentilmente invitato dal'irresistibile Maria Strofa:
http://mariastrofa.splinder.com/post/10370541/il+racconto+del+riconto
a partecipare al Gioco del libro vicino.
 
Le istruzioni per giocare sono fornite da Dido la Splendida:
http://didolasplendida.splinder.com/post/10369901

cioè:
 
Prendete il libro più vicino.
Sfogliate sino a pagina 123.
Contate le prime 5 frasi della pagina.
Riportate nel blog le 3 frasi successive.
Poi suggerire il gioco ad altri 3 blogger.
 
Il libro che ho più vicino in questo momento è Il Golem di Gustav Meyrink.
Vado a pagina 123 ed eseguo:
 
“Non so se lei conosca l'autentica religiosità interiore - nemmeno io prima sapevo cosa fosse - ma il giorno che il dottor Wassory s’è ammazzato come un cane, io ero giù in strada nei pressi della bottega e ho visto Wassertrum ricevere la notizia con la faccia di chi non capisce cosa gli stan dicendo”.
 
A questo punto, invito a proseguire:
1. Gabrilù (Non solo Proust)
2. Oyrad
3. Lucio Angelini (Cazzeggi letterari)
 
se ne hanno piacere.

Scritto da: PaoloFerrucci | permalink | commenti (11)

martedì, 26 dicembre 2006
Jane Fritzpatrick e Bruce Shakespeare

 Mystery
 
Nella spassosa parodia di personaggi letterari che ci offre Carlo Berselli in I Libronauti, edito da Stampa Alternativa, troviamo - a introdurre un susseguirsi d'avventure fra le pagine di capolavori immortali - una bionda fatale e un investigatore privato, con tutti i crismi del genere poliziesco.
L'autore, mentre legge un libro, viene improvvisamente proiettato nella pagina e si trova di fronte a Jane Fritzpatrick che giace languida su un letto, le gambe appena divaricate, "tormentate da un tremito impercettibile: un'eco tenue della furibonda galoppata d'amore che le aveva stremate".
 
   Jane Fritzpatrick non si era materializzata nella mia stanza: ero stato io a materializzarmi anima e corpo nella camera da letto dell'investigatore privato Bruce Shakespeare, eroe nato dalla fantasia dello scrittore americano Jingle Bells.
   La bionda Jane Fritzpatrick, che sonnecchiava sul letto di ottone a forma di distintivo della polizia, l'enorme specchio che rivestiva il soffitto, il pavimento di marmo rosa: tutti i particolari della scena nella quale ero inserito riproducevano la didascalia del testo.
 
Il libro che il narratore sta leggendo è Introduzione alla filosofia dell'omicidio e prolegomeni alla critica della ragion investigativa. Essendo un critico letterario, deve recensirlo: ma la suggestione provocata da certe descrizioni erotiche finisce per "trasportarlo" letteralmente nel testo.
 
   Sapevo di poter agire indisturbato con Jane perché Bruce Shakespeare poco prima del mio arrivo si era rintanato nel gabinetto. Il motivo per cui l'autore aveva ritenuto di dover dare tale informazione ai lettori non deriva da una concezione esasperata di naturalismo letterario, ma dal vezzo sciagurato di caratterizzare la figura dell'investigatore privato con una mania. A forza di far fumare pipe a Maigret e far coltivare orchidee a Nero Wolfe, dopo aver drogato Sherlock Holmes e ubriacato Philip Marlowe oltre ogni ragionevole limite [*], si è arrivati al punto che un autore di romanzi giallopolizieschi non sa più che cosa inventare per distinguere il suo investigatore privato dagli altri: di qui la pensata di Jingle Bells di caratterizzare Bruce Shakespeare con la mania di leggere a gabinetto! Il quale Bruce, a detta dell'autore, vi si tratteneva per intere giornate, leggendo romanzi e libri di filosofia, disciplina di cui era un profondo conoscitore e che gli aveva permesso di risolvere alcuni casi clamorosi.
 
[*] E io aggiungerei: "dopo aver fatto bruciare nel camino una carrellata di libri a Pepe Carvalho..."
 
Carlo Berselli, I Libronauti, Edizioni Stampa Alternativa 1994.
 
(Immagine tratta da: http://lettertoamerica.blogs.com/letter_to_america/2006/03/index.html

Scritto da: PaoloFerrucci | permalink | commenti (13)
scoperte

venerdì, 22 dicembre 2006
Chi è morto alzi la mano

vargas 1- Pierre, in giardino c’è qualcosa che non va, - disse Sophia.
Aprì la finestra e scrutò quel lotto di terra di cui conosceva ogni filo d’erba. Ciò che vedeva le faceva venire la pelle d’oca.
A colazione Pierre leggeva il giornale. Per questo forse Sophia guardava così spesso dalla finestra. Vedere che tempo fa… è una cosa che facciamo sovente quando ci alziamo. E ogni volta che il tempo era brutto lei, manco a dirlo, pensava alla Grecia. A lungo andare quelle contemplazioni immobili si riempivano di una nostalgia che certe mattine si dilatava fino al risentimento. Poi passava. Ma quella mattina in giardino c’era qualcosa di strano.
- Pierre, c’è un albero in giardino.
Si sedette accanto al marito.
- Pierre, guardami.
Pierre alzò verso la moglie un volto annoiato. Sophia si aggiustò il foulard intorno al collo, un’accortezza rimastale dai tempi in cui era cantante lirica. Per tenere la voce al caldo. Vent’anni prima, su un gradino di pietra del teatro di Orange, Pierre aveva edificato una montagna compatta di certezze e promesse d’amore. Un attimo prima che lei andasse in scena.
Sophia trattenne con una mano quel viso tetro di lettore incallito di giornale.
- Che ti prende, Sophia?
- Ti ho detto una cosa.
- Sì?
- Ti ho detto: “C’è un albero in giardino”.
- Ho sentito. Mi pare normale, no?
- In giardino c’è un albero che prima non c’era.
- E allora? Cosa vuoi che ti dica?
 
È l’inizio di Chi è morto alzi la mano (Debout les morts), di Fred Vargas, pseudonimo con cui un’archeologa e medievista francese firma una serie di romanzi polizieschi editi in Italia da Einaudi.
Se un faggio spunta misteriosamente dal nulla nel giardino di una cantante lirica, qualcosa significherà. Un presagio? Uno scherzo? Un regalo?
 vargas 2
Da quel momento una piccola strada del centro di Parigi, dove tutti si conoscono e nulla passa inosservato, diverrà teatro di una scomparsa, di un omicidio e di un macabro gioco al rimpiattino.
Le radici di quell’albero affondano in un ricordo nero, e ad occuparsene sono tre giovani storici dalla mente brillante, senza fissa occupazione e un po’ stralunati, ciascuno applicando i metodi investigativi imparati dalla ricerca storica: Mathias, che studia gli uomini preistorici (… Benché fosse indifferente, per non dire ostile, nei confronti di tutto quello che era accaduto dopo il 10.000 a.C., Mathias aveva sempre fatto un’incomprensibile eccezione per quell’esile medievista sempre vestito di nero con la fibbia d’argento alla cintura.); Lucien, specialista fanatico della Grande Guerra (“Sophia e la vicina sono amiche?” “Per la pelle.” “Collusione tra i due fronti,” disse Lucien. “Rischiamo di essere presi in una sacca, bisogna tentare uno sfondamento.”); e Marc, medievista debole di nervi (“Risalendo la scala del tempo, scavalcata l’antichità, l’agevole ingresso nel glorioso secondo millennio, i contrasti, gli ardimenti e gli stenti medievali, insomma, io, al secondo piano. Dopodiché, al piano superiore, il degrado, la decadenza, il contemporaneo. Insomma, lui.”).
 
La talentuosa autrice – va da sé – gioca con il genere poliziesco, con i suoi codici e stereotipi, regalandoci una lettura arguta e ironica, con un finale di tutto rispetto.
Un libro intelligente e leggero, adattissimo da regalare.
 
Fred Vargas, Chi è morto alzi la mano, trad. di Maurizia Balzelli, Einaudi Stile libero noir, 254 pp., € 11,00

Scritto da: PaoloFerrucci | permalink | commenti (6)
biblioteca