OFFICINA di PAOLO FERRUCCI

Paolo Ferrucci

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Un manager che si è dimenticato di esserlo ed è diventato scrittore.
Dopo Omicidi particolari (Piemme 2000) e Lune nere (Aliberti 2005), è del 2007 il romanzo Mistero Etrusco (Sylvestre Bonnard).
Il prossimo libro è in lavorazione.

p.ferrucci[at]gmail.com




MISTERO ETRUSCO
«Quando le persone cominciano a incarnare dei rebus diventano odiose, anche se morte.» Questo pensa cinicamente l’ispettore capo Gentilini. Cosa può aver spinto Carletto Massi, restauratore, tra le braccia di un feroce assassino? Nella ricca e pettinata campagna alle porte di Firenze tutti sospettano, forse qualcuno ha visto, certo qualcuno sa.

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martedì, 01 maggio 2007
Appunti sulla descrizione narrativa. 6

 
Parole come cose
Alain_robbe_grillet 
Il nouveau roman è una corrente narrativa affermatasi in Francia negli anni Cinquanta, sostanziata dagli scrittori Alain Robbe-Grillet, Michel Butor, Nathalie Sarraute, Claude Simon e, più avanti, Georges Perec.
Gli scrittori appartenenti a questa corrente, chiamata anche école du regard (scuola dello sguardo), focalizzavano la loro attenzione alla funzione generativa del linguaggio: si proponevano di denunciarne la natura assolutamente convenzionale, mostrando come quella pretesa, tipica della descrizione realista, di riprodurre narrativamente l’oggetto sia del tutto illusoria. Se Zola, con i suoi artifici, mirava a nascondere la presenza del narratore, questa avanguardia vuole invece esibirla provocatoriamente, andando alla ricerca della “testualità assoluta”.
 
nathalie_sarrauteCosì vengono sviluppati in maniera inedita certi procedimenti notati in Proust: ad esempio, la descrizione per approssimazioni successive, che vogliono sottolineare l’estrema soggettività di una percezione, che non arriva mai ad aderire veramente alle cose. E poi viene adottata la tecnica della descrizione di secondo grado, come quella di un quadro o della scena di un film, in cui l’école du regard va a complicare i piani referenziali, indebolendo così i confini fra realtà e finzione: con il risultato di ricondurre la prima nell’ambito della seconda.
Ed ecco che entra in gioco l’antica èkphrasis. L’ecfrasi è quella “figura retorica con la quale un’arte cerca di correlarsi a un’altra arte definendo e descrivendo l’essenza e la forma dell’arte originaria, rivelandone particolari generalmente invisibili”. Un quadro che rappresenta una scultura, e viceversa, ad esempio; una poesia che illustra un quadro; una scultura che ritrae la protagonista di un racconto. La descrizione di uno schermo televisivo acceso, poi ne è un’originale variante postmoderna.
 
perecCercare la “testualità assoluta” finisce per far abolire la trama e la psicologia dei personaggi: così il testo si struttura su una pura successione di quadri descrittivi. Un interessantissimo romanzo di settecento pagine, come La vita istruzioni per l’uso (La Vie mode d’emploi, 1978) di Georges Perec, non è altro che la descrizione protratta di un unico edificio:
 
 
perec 1Sì, tutto potrebbe iniziare così, qui, in questo modo, una maniera un po’ pesante e lenta, nel luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno, dove la gente s’incontra quasi senza vedersi, in cui la vita dell’edificio si ripercuote, lontana e regolare. Di quello che succede dietro le pesanti porte degli appartamenti, spesso se non sempre si avvertono solo quegli echi esplosi, quei brani, quei brandelli, quegli schizzi, quegli abbozzi, quegl’incidenti o accidenti che si svolgono in quelle che si chiamano le parti comuni, i piccoli rumori felpati che la passatoia di lana rossa attutisce, gli embrioni di vita comunitaria che sempre si fermano sul pianerottolo. Gli abitanti di uno stesso edificio vivono a pochi centimetri di distanza, separati da un semplice tramezzo, e condividono gli stessi spazi ripetuti di piano in piano, fanno gli stessi gesti nello stesso tempo, aprire il rubinetto, tirare la catena dello sciacquone, accendere la luce, preparare la tavola, qualche decina di esistenze simultanee che si ripetono da un piano all’altro, da un edificio all’altro, da una via all’altra. Si barricano nei loro millesimi – è così che si chiamano infatti – e vorrebbero tanto che non ne uscisse niente, ma per quanto poco ne lascino uscire, il cane al guinzaglio, il bambino che va a prendere il pane, l’espulso o il congedato, è sempre dalle scale ch’esce tutto.
 
Togliendo di mezzo ogni illusione referenziale, il romanzo si trasforma in metaromanzo: cioè va a parlare di se stesso, e diventa autoreferenziale. Anche la descrizione diventa metadescrizione, quindi un’analisi delle condizioni che rendono possibile una descrizione. Le parole smettono di attingere all’universo delle cose e si mettono a parlare di se stesse; e la descrizione tratta le parole come cose, ne cerca e ne esalta la materialità fonica: di qui la tipica insistenza sui giochi di parole e su certe imprevedibili assonanze. In pratica, sono le caratteristiche del significante a determinare la produzione del significato.
 
La descrizione si fa quindi “produttiva”, e si contrappone alla descrizione tipicamente ornamentale della tradizione classica, a quella espressiva dei romantici, e infine – e soprattutto – a quella realista (che può essere ambientale, informativa o metonimica) che vediamo nel romanzo ottocentesco.
Il nouveau roman rinuncia totalmente all’illusione di riprodurre la realtà, e si limita a usare le parole per produrre significati inediti, sperimentando le possibili combinazioni dei significanti e delle tecniche narrative. La narrazione diventa virtuosismo, osservazione di sé, messa in scena di sé stessa.
 
traductorSappiamo che la poetica classica condanna l’elemento illogico e casuale della descrizione: la descrizione deve sempre essere misurata sulla realtà descritta. Il nouveau roman, invece, insiste proprio su quel carattere confuso, disorganico, assunto dai suoi segmenti descrittivi. Ad esempio, in Robbe-Grillet è frequentissimo l’uso dell’«eccetera» a troncare arbitrariamente una sequenza descrittiva. Così il romanzo, non essendo più composto di tutti gli elementi indispensabili alla coerenza dell’insieme, va ad articolarsi e svilupparsi per “capricci”, non per le necessità strutturali da sempre rispettate. Finisce anche per diventare un’opera aperta, che chiede di essere completata dal lettore; e la descrizione, ovvero la composizione, può continuare, o essere completata, quasi indefinitamente: a seconda della minuzia impiegata nella sua esecuzione, e a seconda della concatenazione delle metafore proposte. E anche in seguito all’aggiunta di altri oggetti, visibili per intero o frammentati dall’usura o dal tempo o da altri accidenti; gli oggetti, poi, possono apparire solo in parte nella cornice del quadro.
 
Insomma, siamo in presenza della chiara enunciazione di un totale paradosso descrittivo, che rifiuta radicalmente ogni poetica della selezione e della coerenza narrativa. Così, l’organismo del racconto è soggetto a una metaforica esplosione, proprio per l’illimitata – e incontrollata – apertura delle possibilità di descrizione.
 
(nelle foto: Alain Robbe-Grillet, Nathalie Sarraute, Georges Perec.)
Bibliografia: Pierluigi Pellini, La descrizione, Editori Laterza 1998.
 

Scritto da: PaoloFerrucci @ 23:33 | permalink | commenti (24)
alfabeto letterario


Commenti
#1   02 Maggio 2007 - 10:53
 
Imparo, imparo! ;-)***
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#2   02 Maggio 2007 - 14:54
 
Solo tu potevi "riesumare" la figura inquieta, affascinantissima, di Alain Robbe-Grillet! Grazie! L'anno scorso, a VEnezia, "C'est Gradiva qui vous appelle" è passato in mezzo all'indifferenza generale: un'unica proiezione per la stampa, partita per di più senza audio e col vecchio Maestro in sala che urlava "Arreté! Arreté!", per poi andarsene smadonnando...
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#3   02 Maggio 2007 - 15:52
 
Volevo solo dirti che Laura mi ha portato Mistero Etrusco e che ieri sera ho letto le prime cinquanta pagine... è presto per dare un giudizio, posto che il mio ti interessi, però una cosa posso dirtela: solitamente quando supero lo scoglio delle prime venti pagine vuol dire che il libro mi prende, e questo prende! Penso proprio che lo porterò a Genova con me. :-D
Lory

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#4   02 Maggio 2007 - 17:49
 
Mi ha sempre appassionato la ricerca storica, ma anche quella letteraria, specialmente adesso che la mia ragion-mente inizia ad essere più aguzza, più acuminata, più sottile: sarà forse colpa dell'età!

E' interessante notare le diverse costruzioni letterarie e i diversi fili storici che sono apparsi nel nostro occidente europeo, specialmente negli ultimi duecento anni.

Bel post, post da rileggere varie volte.

Felicità

Rino, ritornando a casa.
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#5   02 Maggio 2007 - 18:22
 
Questi tuoi post che trattano delle diverse modalità espressive e di composizione letteraria mi attirano moltissimo, mi fanno capire molto di come si possa arrivare alla "struttura portante " di uno scritto. Grazie quindi a te :-)
Un saluto, ciao.
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#6   02 Maggio 2007 - 19:08
 
"Un interessantissimo romanzo di settecento pagine, come La vita istruzioni per l’uso"...

La vita: istruzioni per l'uso un interessantissimo romanzo?

Interessantissimo?

Minchia: ma è un capolavoro del '900.

Un romanzo dove Perec riesce a tenere a bada le sue manie di enigmista forsennato oulipiano e dà vita a uno dei più grandi romanzi di sempre.

"Interessantissimo romanzo?"

A parte poi che se la cornice è quella che tu descrivi: cioè del condominio combinato con la logica del puzzle, tutto ciò è molto più programmatico che effettivo.

Il libro è pieno di storie come un novello decamerone o millunanotte.

Che cosa ci sia di metaletterario, a meno di non tirare la definizione, non saprei: non è un romanzo che parla del suo farsi. Boh...

Ogni appartamento dà vita a storie stupende.

"Interessantissimo romanzo"?

Cazzo: è come dire, mutate le mutande, che "memorie dal sottosuolo" è caruccio.

Va bene che le classificazioni sono sempre da prendersi in modo indicativo ma io di metaletterario in Perec ci vedo poco.

Nel metaletterario, segnalerei piuttosto "La donna del tenente francese" di John Fowles che è un altro capolavoro davanti al quale inginocchiarsi (ma sul serio): questo sì davvero metaletterario alla maniera di Sterne o Diderot o altri.

La vita: istruzioni per l'uso. Capolavoro assoluto del '900 altro che "interessantissimo romanzo".

Minchia!
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#7   02 Maggio 2007 - 19:18
 
tutti autori che adoro.
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#8   02 Maggio 2007 - 19:56
 
Ciao, Princy! Un salutone affettuoso. :)***

Conte, solo tu puoi rievocare certe vicende sconosciute ai più. Scandaloso, quello che racconti: il vecchio maestro ignorato dalla barbarie imperante...
A proposito: sono curioso di sapere che ne pensi di Nanni Moretti...

Ciao, Lory: grazie per queste prime valutazioni. Attendo il resto...
A presto! :)

Rino, sono contento che apprezzi: le nostre affinità d'interessi mi confonrtano molto.
Ciao, e speriamo di continuare ad arricchirci.

Un caldo saluto anche a te, Domaccia: i miei sono solo appunti, ma se possono servire a stimolare l'interesse per la letteratura, mi fanno felice.
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#9   02 Maggio 2007 - 20:00
 
Mariuccia! Ci voleva questo per stanarti eh? Una bella provocazione...
Ci chiedevamo dov'eri finita: in una pausa vacanziera, suppongo. E' bello vederti tornare, "più forte che pria"!
Naturalmente, condivido tutte le tue osservazioni: tu sei la mia guida, non dimenticarlo. E grazie per la segnalazione del libro di John Fowles: non mancherò di provvedere.
A presto, Maria, cara.

Le nostre affinità procedono, Heraclitus. :)
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#10   02 Maggio 2007 - 20:22
 
Mi chiedi un parere su Moretti: un insopportabile talentaccio che ha avuto il pregio di dir cose intelligenti negli anni Ottanta, quando attorno vi eran solo cachinni o silenzio stordente. Considero "bianca" il suo capolavoro. detesto il "culto morettiano" e le sue narcisate (tipo "Aprile"). "Il caimano" nonostante mille pregiudizi che avevo mi è piaciuto assai.
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#11   02 Maggio 2007 - 23:06
 
semplicemente un saluto stef
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#12   03 Maggio 2007 - 09:31
 
questi non li conosco, grazie delle indicazioni
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#13   03 Maggio 2007 - 10:05
 
O.T. Questo è un appello accorato, scusate. Antonto è stato rapito. Chiunque voglia offrire i propri beni o il proprio corpo per il riscatto, lo faccia. Chiunque abbia notizie, ce le comunichi per favore sul nostro blog. Grazie.
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#14   03 Maggio 2007 - 10:06
 
Paolo, comunque questo tuo post è interessantissimo, grazie del servizio reso. La figura di Perec ci incuriosisce sempre molto.
A presto (al Litcamp?).
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#15   03 Maggio 2007 - 17:42
 
vita non racconta il suo farsi, d'accordo con mariastrofa. per certi aspetti è IL romanzo del 900. oppure il 900.
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#16   03 Maggio 2007 - 22:25
 
Conte, condivido le tue valutazioni su Moretti: soprattutto la sua "insopportabilità". Te l'ho chiesto perché un critico che stimo - Roberto Escobar, che scrive su Il Sole 24 Ore Domenica - non lo considera nemmeno, così come non recensisce mai Almodòvar.

Ricambio il saluto, Stefano.

Di niente, Andrea: ho appena letto il tuo post su "Il cattivo tenente": quel film mi sconvolse.

Due Geni: mi metterò subito alla ricerca di Antonto. A presto! (al Litcamp, purtroppo, non so se potrò intervenire.)

Melpunk, La vita istruzioni per l'uso è proprio un romanzo epocale: su questo sono d'accordissimo.
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#17   04 Maggio 2007 - 08:53
 
Paolo non mi ero dimenticato, dopo due giorni di ricerca l'ho trovato e non sotto al naso ma nascosto fra altri libri e mimetizzato; è un saggio piuttosto meraviglioso:
R.M.Albérès-Romanzo e antiromanzo
-Jaca book 1967-
Parte dagli anni '20 e arriva agli anni
'60. (pre-Perec) Non so se sia stato ristampato.Si trova su Maremagnum da 9 a 20 euri.Merita.Buona giornata e a presto.
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#18   05 Maggio 2007 - 11:15
 
interessante il post e interessanti alcuni commenti relativi al post (mariostrofo).

interessante pure quel che dice contenebbia su robbe-grillet a venezia; fino all'anno scorso qui a torino (al torino film festival) avrebbe trovato più degna accoglienza, visto che l'ex cinemagiovani s'era sempre più connotato come il festival delle cariatidi.

e su moretti e almodovar non dirò nulla, se non che sono proprio lieta di non comprare il sole nè di domenica nè del resto della settimana.
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#19   05 Maggio 2007 - 14:50
 
Perec è un mostro, vita istruzioni per l'uso è un capolavoro, ma anche gli altri che hai citato come Robbe-Grillet e Butur non sono da me...chissà perchè molti ne hanno sentito parlare, ma pochi si avventurano in questo tipo di letture...
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#20   05 Maggio 2007 - 18:41
 
A presto, Decano: faccio tesoro della tua segnalazione.

Ciao Petarda: opportune le tue osservazioni. Mi piace la tua definizione "cinema delle cariatidi"!
Quando a Roberto Escobar, sono un po' condizionato dal fatto di averlo conosciuto personalmente. In effetti, mi sarei aspettato che recensisse almeno Almodovar...

cara Dreca: Robbe-Grillet mi sembra poco frequentato, e gli altri (Butor e la Sarraute) non molto conosciuti e poco citati. Questa avanguardia non ha fatto breccia, forse, nelle nostre lettere.
ciao
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#21   06 Maggio 2007 - 07:52
 
Il sole è sparito dietro lo sperone roccioso che guarnisce la maggiore sporgenza dell'altipiano, verso lo sbocco della valle (A. Robbe-Grillet-La gelosia -trad. F. Lucentini. Einaudi)
La descrizione è nuda ed oggettiva: tutto è come sospeso e decantato.
L'occhio si muove lentamente come una macchina da presa che registra unicamente ciò che rientra nel suo campo visivo (...la Ecole de regard, appunto). Assimilando lo sguardo del narratore a quello di una cinepresa, si determina l'eliminazione di ogni intervento soggettivo nella narrazione. lo sguardo coglie solo ciò che appare, non esplora ciò che sta dietro. La descrizione si impone sulla narrazione, (l'azione risulta lentissima), e non vi sono nessi causali in quanto ritenuti superflui e soggettivi. Siamo nel pieno dell'incomunicabilità, dell'afasia

dora
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#22   06 Maggio 2007 - 14:10
 
paolo, credo che non si possano sistematicamente ignorare due autori come moretti e almodovar.
se costui fa il critico, che recensisca e non censuri; diversamente, potrò pensarlo affetto almeno da una forma di snobismo affine alla coglioneria.
(e per fortuna certi registi continuano a esistere in barba a certi insopportabili re-censori)
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#23   06 Maggio 2007 - 22:14
 
Dora, Dorissima: sei impagabile.
Mi domando cosa comunichi lo sguardo distaccato, se non l'incomunicabilità e la pura funzione di "sguardo".
Una letteratura difficile, secondo me.
Un bacio.

Petarda, sono sostanzialmente d'accordo con te. Ma devo dire che è da almeno quattro anni che non lo seguo (seguii le sue recensioni per una decina d'anni), quindi non so se poi si sia ravveduto: non si sa mai.
A presto!
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#24   07 Maggio 2007 - 17:25
 
Mi parlò di Butor un pittore informale, virtuoso del pennello, Cesare Peverelli. Devo dire che mai nessuno oltre a lui, lo citò mai nei ragioamenti o nie semplici discorsi. Grande testa Butor.
ciao Paolo
Elisabetta
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