OFFICINA di PAOLO FERRUCCI

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Blogger: PaoloFerrucci
Nome: Paolo Ferrucci
Un manager che si è dimenticato di esserlo, che ama la letteratura ed è diventato scrittore. Dopo i mistery Omicidi particolari (Piemme 2000) e Lune nere (Aliberti 2005), è del 2007 il romanzo Mistero Etrusco (Sylvestre Bonnard).
Il prossimo libro è in lavorazione.
contatti: p.ferrucci[at]gmail.com



MISTERO ETRUSCO
«Quando le persone cominciavano a incarnare dei rebus diventavano odiose, anche se morte.» Questo pensa cinicamente l'ispettore capo Gentilini: cosa può aver spinto Carletto Massi, restauratore, tra le braccia di un feroce assassino? Nella ricca e pettinata campagna alle porte di Firenze tutti sospettano, forse qualcuno ha visto, certo qualcuno sa.

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sabato, 16 febbraio 2008
Scribacchiare giornalmente

italo_svevo 
Io credo, sinceramente credo, che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che quella di scribacchiare giornalmente. Si deve tentare di portare a galla dall’imo del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento, un residuo fossile o vegetale di qualche cosa che sia o non sia il puro pensiero, che sia o non sia sentimento, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero anatomizzato e tutto e non di più. Altrimenti si cade, il giorno in cui si crede d’essere autorizzati a prendere la penna, in luoghi comuni e si travia quel luogo proprio che non fu a sufficienza disaminato. Insomma fuori dalla penna non c’è salvezza. Chi crede di poter fare un romanzo facendone la mezza pagina al giorno e null’altro s’inganna a partito. Ma d’altronde questa paginetta scritta sotto l’impressione di un dato momento, del colore del cielo, del suono della voce di un proprio simile, non diverrà mai altro di quello che è; la pagina più sincera d’un impressione troppo immediata e violenta. Non bisogna pensare di rappezzare con tali pagine qualcosa di maggiore. Napoleone usava annotare quanto non voleva dimenticare su un foglietto di carta che poi stracciava. Stracciate le vostre carte, o formiche letterarie! Fate in modo che il vostro pensiero riposi sul segno grafico sul quale una volta fissaste un concetto, e vi lavori intorno alterandolo a piacere in parte o tutto ma non permettete che questo primo immaturo guizzo del pensiero si fissi subito e incateni ogni suo futuro svolgimento.
 
Italo Svevo (1861-1928), Diario

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scrittura, massime

martedì, 17 aprile 2007
La letteratura che passa e quella che resta

 

Arthur_Schopenhauer_Portrait_by_Ludwig_Sigismund_Ruhl_1815Esistono, in tutti i tempi, due letterature che procedono l'una accanto all'altra quasi estranee tra loro, una letteratura vera e propria e un'altra soltanto apparente. La prima crescendo diventa la letteratura permanente. La producono persone che vivono per la scienza e per la poesia; essa procede nel suo cammino seria e quieta, ma in modo estremamente lento, in Europa essa produce una dozzina scarsa di opere in un secolo, le quali però rimangono. L'altra letteratura, praticata da persone che vivono della scienza e della poesia, va avanti al galoppo, con grande chiasso degli interessati, e ogni anno mette sul mercato molte migliaia di opere. Dopo pochi anni, però, viene da chiedersi: dove sono queste opere? Dov'è la loro gloria così prematura e così rumorosa? Si può perciò chiamare quest'ultima letteratura che passa, l'altra letteratura che resta.

 

Arthur Schopenhauer  (1788-1860)

Sul mestiere dello scrittore e sullo stile

 

 

(ritratto di Ludwig Sigismund Ruhl, 1815)

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massime

mercoledì, 04 aprile 2007
Le coincidenze inventive

Amerigo Bartoli_ritratto Roberto Longhi

Il genio, suvvia, può concedersi qualunque cosa fuorché il lusso e lo sperpero puerile di inventare qualcosa che sia già stato inventato da altri innanzi a lui. Le coincidenze inventive si manifestano fra le mediocrità e non fra i geni, anche perché linventiva è in arte una qualità di ordine inferiore [...] Non si tratta cioè tanto dinventare quanto di creare con elementi notorii e alla mano.


Roberto Longhi  (1890-1970)

Piero e lo sviluppo della pittura veneziana


(Amerigo Bartoli, Ritratto di Roberto longhi, 1924)

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massime

venerdì, 23 marzo 2007
Un uomo dietro il libro

ralph_waldo_emerson

Il talento da solo non può fare uno scrittore. Ci dev'essere un uomo dietro al libro.

Ralph Waldo Emerson  (1803-1882)

Natura e altri saggi

 

Scritto da: PaoloFerrucci | permalink | commenti (38)
massime

mercoledì, 14 marzo 2007
Il talento

leopardi 1Il talento non è altro che la facoltà d'imparare, cioè di attendere e di assuefarsi. Per imparare intendo anche la facoltà d'inventare, di pensare, di sentire, di giudicare ec.  Nessuno impara le sue proprie invenzioni, pensieri, sentimenti o giudizi particolari ch'egli porta, ma impara a farlo e non lo può fare se non l'ha imparato, e se non ha acquistato con maggior o minore esercizio e copia di sensazioni, cioè di esperienze, queste tali facoltà, che appaiono affatto innate, e sono realmente acquisite più o meno facilmente. La nostra mente in origine non ha altro che maggiore o minore delicatezza e suscettibilità di organi, cioè facilità di essere in diversi modi affetta, capacità e adattabilità, o a tutti o a qualche determinato genere di apprensioni, di assuefazioni, concezioni, attenzioni. Questa non è propriamente facoltà, ma semplice disposizione. Nella mente nostra non esiste originariamente nessuna facoltà, neppure quella di ricordarsi. Bensì ell'è disposta in maniera che le acquista, alcune più presto, alcune più tardi, mediante l'esercizio; ed in alcuni ne acquista (gli altri dicono sviluppa) più, in altri meno facilmente, in alcuni così, in altri così modificate secondo le circostanze, che diversificano quasi i generi di una stessa facoltà.

Giacomo Leopardi  (1798-1837)

Zibaldone

Scritto da: PaoloFerrucci | permalink | commenti (63)
massime