
Nome: Paolo Ferrucci
Un manager che si è dimenticato di esserlo, che ama la letteratura ed è diventato scrittore.
Dopo i mistery Omicidi particolari (Piemme 2000) e Lune nere (Aliberti 2005), è del 2007 il romanzo Mistero Etrusco (Sylvestre Bonnard).
Il prossimo libro è in lavorazione.
contatti: p.ferrucci[at]gmail.com

MISTERO ETRUSCO
«Quando le persone cominciavano a incarnare dei rebus diventavano odiose, anche se morte.» Questo pensa cinicamente l'ispettore capo Gentilini: cosa può aver spinto Carletto Massi, restauratore, tra le braccia di un feroce assassino? Nella ricca e pettinata campagna alle porte di Firenze tutti sospettano, forse qualcuno ha visto, certo qualcuno sa.
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Contenebbia ha affrontato il mito di Howard Phillips Lovecraft, dedicando questo post ieri e questo oggi – i primi di una serie – alle trasposizioni cinematografiche che i suoi racconti terrificanti hanno ispirato.

H.P. Lovecraft meriterebbe una trattazione a sé, una vera e propria “categoria” genealogica, tenendo conto che ha molto pesato nella mia formazione giovanile. Ma in questo periodo sono orientato su altri versanti, e non riuscirei a organizzarla come vorrei.
Con questo post di ieri, il magnifico Contenebbia
ha iniziato a pubblicare un saggio a puntate dedicato al cinema del maiorchino Augustin Villaronga.
Egli sostiene che un esteta come me impazzirebbe per i suoi film, che, incredibilmente, non sono mai stati distribuiti in Italia: e la cosa m'incuriosisce molto.
Leggere il suo post, poi, mi ha toccato alcune corde sensibili. Così comincia il Contenebbia:
Tentare un furtivo sguardo nella wunderkammer del maiorchino Agustin Villaronga vuol dire affacciarsi su di un abisso. Immergersi nel Grande Rimosso della cultura occidentale, perdersi fra i marosi dell’Es che, da più di 200 anni - almeno da quando Lord Byron fu colto da un repentino languore dinanzi ad un ritratto della Medusa (“la sua bellezza ed il suo orrore sono divini”) - continuano a percuotere le coste della nostra coscienza.
Artemisia Gentileschi,
Giuditta e Oloferne
1620
Sono rimasto colpito, fra le altre cose, dalla considerazione sulle esperienze della prima infanzia che vanno a condizionare tutta la parabola di un artista, con il richiamo alla vicenda di Artemisia Gentileschi:
L’humus d’origine di ogni artista è il punto di partenza per una giusta mappatura etica ed estetica del suo operato. Senza tema di fare psicologia da salottino catodico, ci sentiamo di poter affermare che le esperienze vissute negli anni della prima infanzia, quando quotidianamente - magari anche solo per un paio di minuti - si riesce ad attraversare lo specchio a braccetto con Lewis Carroll, sono le assi portanti dell’erigendo mausoleo della coscienza di ognuno di noi.
Si narra che la pittrice Artemisia Gentileschi, da bambina, abbia assistito alla decapitazione della povera Beatrice Cenci (1577/99) conservandone un tal raccapriccio durevole una vita intera, come ci dimostra l’allucinata, feroce, decollazione del suo Giuditta e Oloferne, dipinta solo nel 1620.
Aspettiamo, dunque, di sapere tutto ciò che si può sul cineasta maiorchino, sconosciuto in Italia, Augustin Villaronga.